Fallo bene (ma non dirlo): uno sguardo al bagaglio culturale italiano sulla sessualità

da | Ott 16, 2025 | Sessualità | 0 commenti

In Italia, la sessualità è un paradosso: onnipresente nei media, nei commenti da spogliatoio e nelle battute da bar, ma ancora profondamente circondata da silenzi, tabù e disinformazione, specialmente quando si parla di piacere – quello vero, quello vissuto, quello comunicato.

1. Il silenzio come norma

Crescere in una cultura in cui “certe cose non si dicono” significa anche interiorizzare che certe cose non si devono sentire e fare.
Parlare apertamente di tutto ciò che riguarda la sessualità, soprattutto in contesti educativi o familiari, è ancora ritenuto sconveniente.
Così il silenzio diventa complice di vergogna, ansia da prestazione e una profonda solitudine.

2. Il piacere come tabu (soprattutto quello femminile)

Il piacere maschile è stato rappresentato e raccontato, spesso anche in modo semplificato e stereotipato.
Quello femminile? Invisibilizzato, medicalizzato, scomodo.
In alcune narrazioni è ancora negato e giudicato.

Eppure, sembrerà rivoluzionario dirlo ma: una persona vag1na-munita può essere un soggetto desiderante.
Non solo può. Deve saperlo.

3. Educazione sessuale carente e moralista

Quando si fa, si fa male.
L’educazione sessuale che passa è spesso frammentaria e colpevolizzante.
Si parla di rischi e protezione (quando va bene), ma quasi mai di piacere, consenso, comunicazione, affettività.
Il risultato? Un’idea distorta di intimità che mette a disagio anche le domande più naturali. Inoltre, col nuovo decreto, si limita maggiormente la conversazione su tali tematiche.

4. Il porno come unico racconto del piacere

Nel vuoto educativo, la pornografia diventa scuola.
Peccato che il porno mainstream sia sceneggiato, coreografato e raramente realistico. Lo scopo del porno poi non è quello di educare.
Il sesso vero è imperfetto, pieno di goffaggini, risate, momenti strani, richieste, comunicazione.
Prendere il porno come modello significa illudersi (e illudere) che tutto debba andare come in un copione.
E invece no.

Una questione culturale (e affettiva)

L’Italia ha una lunga storia di moralismi e retaggi religiosi. L’influenza della Chiesa, il patriarcato strutturale e l’assenza di educazione affettiva nelle scuole hanno creato una cultura in cui il sesso è spesso percepito come qualcosa da nascondere o da evitare, piuttosto che da esplorare con rispetto e consapevolezza.

Molte persone arrivano in studio convinte che ci sia qualcosa di sbagliato nel proprio corpo, nei propri desideri, nelle proprie fantasie.
Ma spesso c’è solo una grande fame di conoscenza e una sottile ferita culturale che aspetta di essere riconosciuta.

Allora da dove si comincia?

  • Dal mettere in dubbio ciò che abbiamo sempre dato per scontato.
  • Dal parlarne, dal chiedere, dal leggere.
  • Dallo smettere di vergognarci.
  • Dallo scegliere un’educazione che non metta paura, ma metta al mondo adultə più liberi e consapevoli.

Fallo bene. Fallo consapevole. E soprattutto: sentiti liberə di parlarne.

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